Il Marţişor
rappresenta nella tradizione romena, la festa dell’inizio della primavera e si festeggia il 1 marzo. Le persone, regalano ai propri cari dei piccoli portafortuna formati da un fiore bianco e rosso realizzati con fili di cotone legati tra loro, chiamati appunto Marţişor (piccolo marzo). La tradizione vuole che questo simbolo sia portato sugli indumenti per tutto il mese di marzo, vicino al cuore, così da evocare il sentimento dell’amore, della purezza e della vita. Trascorso il periodo previsto, il marţişor viene appeso su un albero da frutti auspicando così un copioso raccolto.
La leggenda del Marţişor
C’era una volta una regina vecchia e brutta che governava il suo regno con il freddo e con il gelo. Questa crudele sovrana si chiamava Inverno. Le piante e gli animali, sofferenti per il rigido clima, mal sopportavano il suo regno ed invocavano il ritorno della Primavera, una bella e giovane principessa, scacciata con violenza dall’arcigna regina.
La Primavera, udite le preghiere e le suppliche dei suoi amati sudditi, ritornò con coraggio per riprendersi il suo trono. Tutti erano contenti nel vederla di nuovo: i fiori sfidarono il freddo e la neve, gli animali si svegliarono dal letargo, gli uccelli iniziarono a cantare inni di gioia. L’Inverno, invece, era furiosa. Uscì arrabbiata dal suo castello per punire gli infedeli sudditi, infierendo su loro con gelidi venti.
Fu in quel momento che la Primavera decise di intervenire, salvando dalla fredda morte i fiori di bucaneve, rimanendo però ferita al dito durante la battaglia con la sua rivale.
Le calde gocce di sangue caddero sui bianchi petali dei bucaneve, colorandoli di rosso e rinvigorendo la loro voglia di vivere.
La Primavera vinse l’Inverno, il sole e la vita ritornarono nel bosco addormentato.
Da allora il fiore di bucaneve, metà bianco e metà rosso, divenne il simbolo della rinascita della natura e contraddistinse l’inizio della Primavera.
1° Dicembre: S.Andrea, Festa nazionale del popolo romeno

Con questa festività si inaugura il periodo natalizio e, oltre che essere una importante data religiosa, la festa di S. Andrea rappresenta anche un’ancestrale tradizione pagana.
È una delle tante testimonianze che attestano come le festività ortodosse siano intrise di simbolismi pagani. Nella tradizione romena infatti, S. Andrea custodisce le chiavi dei due mondi: l’inferno e il paradiso (il purgatorio non esiste nella religione ortodossa). Nella notte tra il 30 novembre ed il 1° dicembre, vengono virtualmente aperte le porte dei due mondi eterni (inferno e paradiso) e la terra inizia a popolarsi di strani spiriti erranti, tra questi ovviamente, i più conosciuti sono i vampiri! La preoccupazione popolare in questa notte diventa pertanto la difesa della propria casa dalle loro influenze negative. Per questo motivo nella notte di S. Andrea si compie una veglia con canti, racconti e riti scaramantici. Per meglio difendere la propria casa si affiggono, soprattutto alle finestre, delle corone di aglio in quanto è ormai risaputo che si tratti del miglior rimedio contro i vampiri.
Vengono sfruttati però anche gli aspetti positivi di questa notte magica: perché non chiedere agli spiriti cosa ci riservi il futuro? È questa, soprattutto, la notte più attesa per le ragazze; si racconta che sia il periodo più propizio per conoscere l’identità del futuro sposo.
Non sono infatti da sottovalutare neanche i sogni di questa notte, molti sostengono che siano profetici e che potranno avverarsi al più presto.
Ancor oggi, principalmente nei villaggi, viene celebrato il rito di S. Andrea, un preludio alle ricche feste che si alterneranno fino alla metà del gennaio seguente.
CAPODANNO: una tradizione che si rispetta
Il Capodanno rappresenta nel mondo ortodosso romeno, l’apoteosi delle festività invernali, che prendono avvio la con la ricorrenza di S. Andrea e si concludono con il giorno di S. Giovanni Battista (in date diverse rispetto ai calendario giuliano e gregoriano).
Nella Repubblica Moldova questo millenario periodo di gioia comunitaria è stato per alcuni decenni privato della sua sacralità: nell’Unione Sovietica dove l’ateismo era considerato un “dogma”, l’unica festa riconosciuta e pubblicamente ammessa era il Capodanno che proprio per queste motivazioni, assumeva in sé tutte il calore e la ritualità pagano-cristiana.
La festa inizia nel pomeriggio del 31 dicembre quando i bambini più piccoli si radunano in gruppi, abbigliati nei pittoreschi e colorati costumi nazionali, portando con loro diversi oggetti tradizionali che verranno poi utilizzati per emettere dei suoni o per pura ritualità. Alcuni bambini inoltre, si travestono addirittura con maschere artigianali rappresentanti degli animali (una capra, un orso o un cavallo) o delle figure evocanti la storia del loro Paese (un haiduc, un turco, un poliziotto ecc.). Questi simpatici ed allegri gruppi di bambini, bussando per ogni casa, chiedono l’autorizzazione per potersi esibire. Di norma, i padroni di casa sono ben lieti di poter assistere a questi spettacoli, unici nel loro genere e ben auguranti per l’anno futuro. Risulta difficile, anche per un romeno, poter spiegare come si svolgono in concreto queste esibizioni, l’unica cosa certa è il rispetto dei principi coreografici, del testo secolare e del numero dei personaggi. Ogni racconto fa riferimento agli ancestrali valori rurali, all’allegoria dell’anno vecchio e del nuovo ed ovviamente alle qualità dei padroni di casa, volutamente amplificate per ingraziarsi una lauta ricompensa quasi sempre costituita da frutta secca o dolciumi.
Nelle ore più tarde della serata, ai gruppi di bambini si sostituiscono quelli di adulti, altrettanto abbigliati ed attrezzati per poter rappresentare altri spettacoli aventi le medesime finalità. In questo caso, come ricompensa è certamente ben gradito un buon bicchiere di vino rosso!!!
La mattina del 1 gennaio, tradizione vuole che venga riservata alla visita dei parenti ed amici più cari, augurando loro ogni bene e felicità per il nuovo anno. Anche in questo caso si devono utilizzare delle espressioni dettate dalla tradizione. Agli auguri si accompagnano dei gesti scaramantici come il “seminare” il pavimento della casa con semi di grano o chicchi di riso.